Dal miele egiziano alla capsula moderna: viaggio nella storia dell’integrazione
- Camilla D'Este
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“Born a poor young country boy, Mother Nature’s son” - The Beatles, 1968
Sebbene sia noto come molte civiltà antiche utilizzassero rimedi naturali per curare disturbi e mantenersi in salute, gli integratori naturali propriamente detti hanno una storia decisamente più recente: con la scoperta delle vitamine negli anni ‘30, precisamente della vitamina C nel 1932, si iniziano prima a vendere prodotti per combattere le malattie dell’epoca, come lo scorbuto e il rachitismo, e poi a produrre sinteticamente altri nutrienti.
Infatti, già durante la Seconda Guerra Mondiale si parla comunemente di integrazione, cioè di un’alimentazione supplementare per far fronte alle carenze o alle mancanze nutrizionali dei soldati e tentare così di mantenerli in salute anche in condizioni precarie.
Negli ultimi decenni l’industria degli integratori è cresciuta in modo esponenziale, evolvendosi da un tentativo di cura ad un vero e proprio supporto mirato, e spesso necessario, al benessere e alla prevenzione per accompagnarci quotidianamente in ogni aspetto della nostra vita: digestione, regolarità intestinale, bellezza di pelle e capelli, affaticamento e stress, energia mentale, attività fisica, longevità. Gli integratori di ultima generazione ci forniscono chiaramente tutti i gruppi vitaminici ma anche minerali, proteine, aminoacidi, omega-3, enzimi, probiotici ed estratti vegetali e sono acquistabili in forma di compresse, capsule, polveri solubili, liquidi e addirittura caramelle o chewing gum, per poter essere così assunti comodamente ovunque ci troviamo e secondo la modalità che riteniamo più pratica, veloce o meno invasiva.
Ma cosa utilizzavano gli antichi per prendersi cura della propria salute, nonostante non disponessero delle nostre stesse tecnologie e dei nostri stessi canali di informazione?
Principalmente si curavano attraverso l’assunzione consapevole di cibi specifici e di erbe, per mezzo di alcune pratiche tuttora molto in voga poiché naturali ed efficaci, a dimostrazione del fatto che un approccio olistico al benessere non è per niente una scoperta recente.
In India, ad esempio, secondo la millenaria medicina Ayurvedica, ci si curava (e ci si cura) mediante l’assunzione o l’uso topico di oli, infusi, polveri e decotti erboristici con spezie, resine e radici (famosi i tonici rasayana), tra cui spiccano nomi importanti come curcuma, cannella, chiodi di garofano, ashwaganda, triphala, tulasi, ghee, neem e olio di ricino, ma anche grazie a tecniche di respirazione, meditazione, massaggi, salassi e purghe; non tutti sanno però che fin da tempi lontani l’India, ma anche Roma, praticasse la chirurgia, disciplina descritta nei testi dell’antico Sushruta Samhita.
La Cina invece, e quasi tutti gli altri popoli, ha sempre utilizzato l’aglio per rafforzare il sistema immunitario, purificare il sangue e curare infezioni respiratorie, ma si è resa famosa anche per i tonici come ginseng, cordyceps, astragalo e liquirizia per sostenere l’energia vitale e prevenire le malattie, oltre che per lo zenzero, le radici di peonia e l’angelica fino ai famosi Reishi e Shiitake, i funghi della longevità. Non dimentichiamo inoltre che dalla Cina si sono diffuse due tecniche importanti e di grande aiuto per disequilibri energetici e tensioni muscolari, ovvero l’agopuntura e la coppettazione.
L’Egitto usava principalmente il miele come antibatterico e cicatrizzante, l’incenso e la mirra come antisettici, mentre per combattere ustioni, irritazioni e problemi intestinali si avvaleva della cosiddetta ‘pianta dell’immortalità’, ovvero dell’aloe; altri meriti di questa splendida civiltà sono sicuramente i vini medicati, l’aromaterapia e i bendaggi.
Nell’antica Grecia, terra di Ippocrate che promuoveva uno stile di vita sano supportato da attività sportiva e piante aromatiche medicinali, spiccano rimedi a base di acido salicilico, precursore dell’aspirina, assenzio, mirra, ruta e papavero, fino ad arrivare all’eccellenza dell’olio d’oliva e delle acque termali, oggi più che mai apprezzate per i loro effetti benefici.
Roma condivideva molte tradizioni con la vicina Grecia, soprattutto i bagni termali, ma ha saputo comunque differenziarsi coltivando piante che favorissero il rilassamento come la lavanda e la camomilla, oppure l’alloro per gli stati febbrili e reumatici, l’anice e il finocchio per la digestione e infine l’aceto come disinfettante.
In sostanza, gli integratori moderni supportano il nuovo stile di vita troppo intenso o estremamente sedentario, fungendo da supplemento ad un’alimentazione che oramai è sempre più povera di nutrienti; sono a tutti gli effetti l’evoluzione e il perfezionamento scientifico di antiche conoscenze per le quali bisognava affidarsi alla natura non solo per curare le malattie ma anche per supportare funzioni specifiche dell’organismo.
È quindi doveroso sottolineare come oggi l'emancipazione tecnologica, che riassume in sé tradizione e scienza moderna, ci consenta di standardizzare i prodotti che assumiamo per conferirgli una qualità obiettiva, soprattutto in termini di efficacia e sicurezza, offrendoci ogni giorno un accesso diretto e pratico al benessere nonché un sistematico ritorno alle nostre origini.
Bibliografia e sitografia:
- https://www.efsa.europa.eu
- https://www.salute.gov.it/portale/integratori
- https://ods.od.nih.gov
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.g
- “Healing spices” di Bharat B. Aggarwal
- “La scienza degli integratori” di Andrea Ghiselli
- “L’intelligenza del corpo” di Deepak Chopra
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