La nostra vita è impregnata di colori e a volte nemmeno ce ne rendiamo conto: sono in ogni cosa che ci circonda, li vediamo nella terra e nel cielo. Eppure non nasce subito in noi il loro riconoscimento: infatti, da bambini, il primo approccio al riconoscimento dei colori avviene all’età di 2 anni per poi perfezionarsi intorno ai 6 anni.

Nella crescita ognuno di noi vive la variazione delle preferenze degli stessi colori. Quando si è giovani si prediligono i colori vivaci o decisi; andando avanti negli anni, quelli che prima erano essenziali nel nostro look e di cui avevamo il guardaroba pieno diventano strani, non più affini alla propria personalità, al punto da prendere in considerazione colori che prima di allora non avevano nessun valore per noi.

Vi siete mai chiesti perché ciò accade?

Coco Chanel diceva “Il colore più bello del mondo è quello che ti dona di più.”

Facciamoci caso: il problema non è quello di essere o meno ingrassati, ma a mio avviso è insito nel nostro cambiamento quotidiano, nella scoperta continua della nostra autenticità.

A me piacevano i colori vivi, forti; adesso noto che il rosso, che prima adoravo, ora lascia spazio facilmente al fucsia o al rosa. Oltre che per l’abbigliamento, lo stesso discorso vale anche per la casa in cui si abita: finchè si è giovani si cerca di arredarla con colori vivaci e dettagli etnici, mentre, dopo i quarant’anni d’età, si preferiscono colori tiepidi o freddi. Potrei andare avanti con ulteriori esempi simili, dalla macchina al modo in cui si apparecchia la tavola.

Vi immaginate come sarebbe un mondo monocolore?

Avremmo anche difficoltà a riconoscere le cose, per non parlare della tristezza che ne deriverebbe. Eppure difficilmente facciamo caso all’importanza della varietà dei colori nella vita. 

Tutto cambia, anche la nostra valutazione dei colori. Eppure ci meravigliamo quando non riconosciamo più le persone intorno a noi che prima rappresentavano un punto di riferimento, una certezza impossibile da scalfire, ingannare o raggirare. E a volte tutto ciò ci fa paura. Quei difetti che anni prima accanto a sé erano pregi, ora sono solchi incolmabili di allontanamento, al punto che due persone da amiche diventano estranee o persino nemiche. In famiglia le riunioni iniziano ad essere fastidiose e noiose, pura formalità; le feste come compleanni e Natale diventano solo sperperi economici per dimostrare che tutto va bene, anche se in realtà tutto è cambiato.

Nessuno si rende conto che, se l’altro esiste, inevitabilmente ci sta regalando qualcosa di sé che noi non abbiamo, perché niente e nessuno esiste per caso: bisogna trovare quel filo che inizialmente ha creato il legame per capire che la diversità e il cambiamento possono essere un arricchimento. Tutto ciò che bisogna fare è non lasciarsi andare, curare e curarsi, coccolarsi e coccolare, così da essere visti come un incontro essenziale per la propria crescita.    

Impariamo a vivere la vita apprezzando le sue sfumature di colori e di cambiamenti: non dobbiamo rinnegare mai chi ci è stato accanto perché la sua persona ha contribuito alla costruzione della nostra identità

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